
Rugbistic ha intervistato in esclusiva il capitano de L'Aquila Rugby Maurizio Zaffiri, terza linea di grande esperienza che ha indossato anche la maglia della nazionale. Campione d'Italia con il Calvisano nel 2005, tre Sei Nazioni disputati e 14 cap in azzurro.
1) Quale è la partita in Nazionale maggiore che non scorderai mai?
Penso che il 18 pari a Cardiff in uno stadio completamente rosso (i tifosi del Galles ndr), primo risultato utile esterno dell'Italia al Sei Nazioni è stata una partita che ricorderò sempre volentieri.
2) Come valuti questa stagione de L'Aquila appena conclusa?
Considerando quello che ci è successo e tutte le difficoltà a livello logistico che ha comportato, unito ai nostri problemi direi che è stato un anno positivo. Vorrei ringraziare se posso tutti i giocatori di fuori che in quest'anno così difficile hanno deciso di giocare per L'Aquila. Noi aquilani abbiamo avuto da subito un grosso sentimento di reazione ma il loro coinvolgimento è stato commovente.
3) Qual è il giocatore con cui hai avuto più piacere a giocare insieme e contro quale ti è piaciuto giocare da avversario?
Nel rugby nascono e si cementano amicizie. Di tutti i grossi giocatori con i quali ho avuto l'onore di giocare insieme posso dire una cosa: di solito un campione nel rugby lo è anche nella vita. Mi ha fatto molto piacere giocare contro Wilkinson, uomo immagine di molte aziende, in campo e fuori ha la semplicità e la disponibilità del gregario.
4) Come vedi il rugby italiano tra dieci anni?
Sinceramente penso che dopo l'ingresso in Celtic League non ci sarà un grosso miglioramento a livello economico di sponsorizzazioni, penso che tra Sei Nazioni e lega abbiamo toccato quasi il massimo tetto possibile, ma credo in un rugby che nella formazione e nella specializzazione andrà sempre più nello specifico. Non ci saranno più casi di finto professionismo per esempio ed un ragazzo di 20 anni saprà se può investire sul rugby o praticarlo in modo amatoriale.
5) Nel tuo futuro, finita la carriera da giocatore, che progetti hai intenzione di intraprendere? Credi di rimanere sempre nell'ambito rugbistico?
Per il momento cerco di finire la mia carriera nel miglior modo possibile, poi si vedra'.
6) Come vedi l'ingresso di due rappresentanti italiane in Celtic League?
Penso di aver già risposto nella quarta domanda...diciamo un passaggio dovuto.
7) A quale giocatore, sia del passato che del presente, ti ispiri o comunque ammiri?
Penso di essere, ancora adesso, così impegnato a migliorarmi che non ho avuto il tempo di ispirarmi a nessuno.
8) Nella tua carriera hai avuto la possibilità di giocare anche in Coppe europee contro club stranieri, quali sono secondo te le maggiori differenze tra i club italiani e quelli stranieri a livello di gioco?
Sicuramente la velocità di esecuzione e il ritmo di gara, ma se cerchi una grossa differenza altamente indicativa la trovi nei budget societari. Questo è uno dei motivi perchè considero la Celtic un passaggio obbligatorio.
9) L'Aquila possiede una tradizione e un'attaccamento al rugby pressochè unico in Italia, a cosa attribuisci questo amore?
Il rugby a L'Aquila è profondamente radicato nel tessuto socio-culturale, tutti qui sono stati giocatori di rugby almeno per un giorno e il rugby veicola i valori cari agli aquilani in campo nazionale ed estero.
10) Quale personaggio ha rappresentato secondo te il maggior aiuto nella tua crescita professionale?
Sicuramente la mia famiglia, più personaggi un solo modo di interagire.




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